Cos’è il TFR, a cosa serve e quando arriva

Con la sigla TFR si fa riferimento al trattamento di fine rapporto: si tratta dell’importo che un dipendente matura nel corso dell’intero rapporto di lavoro, sia nel settore privato che nel pubblico, a prescindere dal fatto che il contratto sia a tempo indeterminato o determinato.

Il TFR quando viene pagato? Quando il rapporto di lavoro si conclude: non è altro che la liquidazione. Chi vuol sapere come vedere il TFR maturato sul sito INPS deve in primo luogo munirsi dell’apposito PIN che serve per effettuare l’accesso al sito stesso: a quel punto si può verificare lo storico di tutte le informazioni personali, incluso – appunto – il TFR.

Chi paga il TFR al lavoratore?

L’importo accantonato con il passare del tempo rimane nelle casse aziendali. Quando è entrato in vigore il decreto legislativo n. 252 del 2005, nel mese di gennaio del 2007, i lavoratori hanno iniziato ad avere la possibilità di decidere se lasciare il denaro in azienda. 

O se, invece, destinare i soldi in un fondo pensione negoziale, vale a dire chiuso: in pratica, uno strumento mediante il quale chiunque ha la possibilità di costruire per sé una previdenza complementare che va a integrare l’assegno pensionistico pubblico.

Nel caso in cui l’azienda si dimostri insolvente, al posto del datore di lavoro il pagamento del TFR sarà effettuato grazie al Fondo di Garanzia per il Trattamento di Fine Rapporto. Questo istituto a tutela del lavoratore è stato creato con la legge 297 del 1982.

Possiamo anticipare il trattamento di fine rapporto

I dipendenti hanno la possibilità di richiedere un anticipo del trattamento di fine rapporto maturato fino a quel momento: si tratta, però, di una facoltà valida unicamente per i dipendenti che hanno presso quel datore di lavoro non meno di 8 anni di servizio alle spalle.

Il dipendente può richiedere un’anticipazione massima del 70% del TFR a cui avrebbe diritto nel caso in cui il rapporto si concludesse con la presentazione della domanda.

Trattamento di fine rapporto: quando non spetta?

A ben vedere ci sono alcune “clausole” che è opportuno conoscere: in particolare, le richieste di anticipazione possono essere concesse a non più del 10% degli aventi titolo nel corso di un anno, e comunque a non oltre il 4% del totale dei dipendenti. 

Va detto, però, che l’anticipo non viene concesso a chiunque. Deve servire per l’acquisto di una prima casa (per sé o per i figli) oppure per coprire le spese sanitarie che devono essere sostenute per interventi o per terapie con un riconoscimento da parte delle strutture.

A che cosa serve il TFR

La liquidazione è stata introdotta nel nostro Paese ormai quasi un secolo fa, in piena epoca fascista, attraverso la Carta del lavoro che risale al 1927. Lo scopo era quello di concedere ai lavoratori una indennità proporzionata al numero di anni di servizio prestati. 

All’epoca non ci voleva molto a calcolarla, era sufficiente moltiplicare gli anni di anzianità per l’ultimo stipendio. Nel 1982, poi, con la legge n. 297, l’indennità di anzianità corrisposta a fine rapporto ha lasciato spazio al TFR. Vale la pena di tener presente che la tassazione IRPEF ordinaria non si applica al TFR, per il quale invece è prevista un’aliquota media.

Aliquota che si calcola tenendo come riferimento le aliquote IRPEF in vigore negli anni precedenti rispetto a quello in cui la liquidazione viene erogata. Si tratta di un modo per tutelare il lavoratore dipendente ed evitare una tassazione che si rivelerebbe svantaggiosa.